mercoledì 11 settembre 2013

Quando il PD si guarda nelle mutande e scopre di averli ancora!

Dal profilo Facebook dell'on. Vazio apprendiamo il suo punto di vista sulla decadenza di Berlusconi:

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QUANDO UNA SENTENZA DI CONDANNA PUÒ INDURRE COMPORTAMENTI GRAVI E SBAGLIATI

L'art. 66 della Costituzione sancisce che "... ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte d'ineleggibilità ed incompatibilità...". 

Una vera e propria prerogativa costituzionale che esclude qualsiasi controllo e o pronunciamento, da parte di organi diversi, autorità giurisdizionali o amministrative: a tutti gli effetti essa è una riserva di giurisdizione ed in base ad essa le Camere agiscono come Giudici secondo i principi dell'attività giurisdizionale.

Posto quanto sopra, il D. Lgs. 31 dicembre 2012 n. 235 (Legge Severino) ha stabilito con nettezza e semplicità che non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di Deputato e di Senatore coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per delitti come la frode fiscale.

Sono note le plurime pronunce del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale ove viene ribadito che "... il fine primario perseguito è quello di allontanare dallo svolgimento del rilevante munus pubblico i soggetti la cui radicale inidoneità sia conclamata da irrevocabili pronunzie di giustizia ..." e dove viene affermato che la sentenza di condanna irrevocabile costituisce solo un "... mero presupposto oggettivo cui è ricollegato un giudizio di indegnità morale a ricoprire determinate cariche elettive...". (tra le altre, Consiglio di Stato 695 del 6 febbraio 2013, Corte Costituzionale 114 del 31 marzo 1998)

Si è autorevolmente sostenuto nelle predette sentenze e nella dottrina che tale preclusione non è un effetto penale o una sanzione accessoria alla condanna, ma piuttosto un effetto di natura amministrativa;e per tale motivo a tutti immediatamente applicabile.

A prescindere da quanto sopra in un paese civile e democratico, dove i comportamenti e l'etica contano più dei voti e delle sentenze, le dimissioni spontanee sarebbe il comportamento più naturale.

In Italia accade addirittura il contrario: infatti abbiamo ascoltato in questi giorni parlamentari, pitonesse, tigri e leoni, che hanno avvisato il mondo che qualora i membri della Giunta per le Elezioni e del Senato votassero la decadenza del loro Leader, il Governo cadrebbe immediatamente ed altrettanto rapidamente ci si avvierebbe alle elezioni.

E allora mi domando:
- è lecito "avvertire" i membri della Giunta per le Elezioni e del Senato che a seconda di come decideranno ci saranno delle conseguenze?
- è possibile sottoporre costoro ad una pressione che nei fatti non rende libero e sereno il loro giudizio?
- come potremmo qualificare, anche sotto il profilo penale, un tale avvertimento se avvenisse nei confronti di un Giudice di un Tribunale Ordinario prima della pronuncia della sentenza;
- come potremmo definire tale fattispecie quando all'avvertimento si accompagna anche la minaccia di un male nei loro confronti (scioglimento delle camere...perdita dello status di parlamentare).

Il punto non è il diritto di difendere Berlusconi.
Il punto non è il diritto di Berlusconi di difendersi.
Il punto non è il diritto di valutare e o di criticare una legge.
Il punto non è il diritto di parlare di politica o di fiducia nel Governo.

Tutto ciò nessuno può metterlo in discussione, sono diritti sacrosanti e non comprimibili.

Il fatto intollerabile è esasperare una discussione minacciando ineluttabili conseguenze nel tentativo di modificare artatamente l'esito.

A mio parere la Legge Severino, oggi in discussione, ha rara chiarezza, così come altrettanto chiare appaiono le sentenze pronunciate dai Giudici ordinari, TAR, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale che hanno negato in casi analoghi a quello di cui si parla qualsivoglia illegittimità costituzionale della legge medesima.

Lasciamo che la Giunta per le Autorizzazioni ed il Senato, esaminate le carte ed ascoltate le difese, svolgano il loro compito con serenità.

È legittimo avere opinioni diverse, così come è comprensibile che ognuno si batta per far prevalere le proprie ragioni.

Quello che però deve essere salvaguardato dalla politica, e per quello che mi riguarda dal PD, sono i principi fondanti del nostro Paese, i diritti ed i doveri scolpiti nella nostra Costituzione.

La Legge è uguale per tutti: nessuno può permettersi di violare tale principio e neppure creare le condizioni perché i cittadini possano anche solo pensare che ciò sia possibile.

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